CRISI DI GOVERNO

L'incarico a Mario Draghi, tra responsabilità ed opportunità

Tutto ha inizio dal sistema elettorale, che non consente di scegliere i propri rappresentanti e conferisce ai segretari di partito e capi corrente di scegliere gli eletti. Questo sistema ha mostrato, per l’ennesima volta, tutte le sue criticità, tanto più in assenza dei partiti, che hanno svolto un ruolo non secondario dal dopoguerra ad oggi.

Se è vero che questa volta la crisi l’ha aperta Renzi, non possiamo nascondere che chiudere il dialogo puntando sulla inamovibilità del, vivaddio, ex ministro Bonafede, Azzolina ecc., secondo me, merita lo stesso grado di responsabilità. D’altronde parliamo di ministri dai curricula non inappuntabili ed i cui risultati, si pensi al primato in giorni sulla chiusura delle scuole, sono sotto gli occhi di tutti. E ciò se è vero che la politica non si fa sui nomi ma sui programmi.

Oggi viene chiamato in soccorso, ancora una volta, un tecnico, che ha espresso più volte concetti politici, basti ricordare all’intervento al Meeting di Rimini di agosto, con la differenza tra debito buono e debito cattivo.

In una democrazia parlamentare, come la nostra, quest’incarico è pienamente legittimo, autorevole e spendibile, in Italia ed in Europa.

Per intenderci, finchè la politica non individuerà nuove forme per reclutare classe dirigente, ma sarà ferma al trabocchetto ed alla scelta dei fedeli, a tratti sodali, non ci saranno né grandi governi né grandi statisti: è così da più di un ventennio ormai, e forse ci siamo abituati, ma questa volta, per i motivi che è ridondante ripetere, è in gioco il futuro delle prossime generazioni.

Alziamo le antenne, aguzziamo la vista, i sacrifici di quanto verrà fatto ricadranno su chi verrà dopo di noi: ognuno si senta impegnato.

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